mercoledì 28 settembre 2016

Carlo Acutis: Un S. Luigi Gonzaga dei nostri giorni

La fama di questo giovane ha raggiunto anche la Germania: P. Huber ha distribuito dei depliant su Carlo con l'ultimo numero del giornalino parrocchiale.

È un grande esempio di vita cristiana: spero che i genitori che leggeranno gli raccomandino i proprii figli.

Qui trovate un articolo su di lui.


mercoledì 14 settembre 2016

Otto Settembre: Natività della SS. Vergine e articolo su La Nazione

La Nazione ha dedicato due pagine alla nostra vicenda in cronaca di Empoli, venerdì 8 settembre. Eccole:

L'articolo sulla nostra vicenda deve essere apparso un po' sbilanciato in senso "conservatore" (vista la materia del contendere), per cui in redazione hanno pensato bene di "compensare" con un'intervista di stampo "progressista", per quanto, curiosamente ma non troppo, in ambito ecclesiale oggigiorno siano i "progressisti" i veri conservatori dello staus quo.

Nulla da eccepire, peccato però per le solite inesattezze, che ci vuole il permesso del vescovo, che "non decide solo una parrocchia", ecc.

Ma in dieci anni, i nostri parroci non hanno ancora trovato il tempo di leggerlo, il Summorum Pontificum?

Beh, speriamo che la data di pubblicazione sia un buon segno!

 


sabato 30 luglio 2016

Il sangue dei martiri e' seme di nuovi cristiani - AVVISO DI PREGHIERA

Cari lettori,

un grande raccolto è possibile!

offrite per favore fervide preghiere da oggi fino a tutta la veniente domenica perche lo Spirito Santo illumini fortemente le anime di quei musulmani che domani parteciperanno alla S. Messa.

Voglia il Signore che molti si convertano alla Santa Religione Cattolica,

l'unica Vera, l'unica Santa, l'unica in grado di schiudere a noi peccatori le
porte del Paradiso.

Siccome però il diavolo ci metterà del suo per far fallire l'intento, preghiamo
pure per i sacerdoti, che siano ispirati nelle loro omelie e celebrino in
maniera attenta e devota.


Soprattutto, che nessuno di essi commetta il sacrilegio di offrire la Santa Eucaristia ai poveri devoti di Maometto!

Caro Monsignor Galantino...

... mi dispiace tanto sai?

MA NON MI AVRETE.


Né tu, né chi ti ha fatto arrivare al posto che ricopri.

La Madonna è arrivata prima di voi.

 

 

venerdì 29 luglio 2016

Non serviam



audace è la preghiera di intercessione di Abramo a favore di Sodoma . Una città sulla quale nessuno avrebbe scommesso niente, eccetto Abramo. La sua preghiera di intercessione e la sua voglia di osare salvano Sodoma. La città è salva perché ci sono i giusti, anche se pochi.”


N O


Sodoma fu ANNIENTATA

sotto una PIOGGIA DI FUOCO E ZOLFO.


Questa qui:


Da allora, al posto della fertile e ricca pianura di Sodoma e Gomorra, c'è il MAR MORTO.


M A R   M O R T O.


Il dialogo di Abramo con Dio rivela che ci sarebbero voluti ALMENO 10 giusti per salvare quelle città. Ma siccome non si trovarono, Dio mandò degli angeli a togliere da lì Lot e la sua famiglia,

AFFINCHÉ LA SUA IRA CADESSE SOLO SU CHI SE LA MERITAVA:
 I SODOMITI IMPENITENTI.

Ai quali S.E.R. Mons. Giuseppe Galantino rischia di far compagnia all'inferno, visto che CAMBIA LA PAROLA DI DIO e NASCONDE ai quei peccatori LA VERITÀ che sola li può salvare.


S.E.R. Mons. Galantino è un superbo manifesto:


PIEGA DIO alla propria coscienza,

perCHÉ non vUOLE piegare la propria

 coscienza a DIO.


Il semplice fedele NON È TENUTO ALL'OBBEDIENZA di fronte a lui e a pastori come lui.

Di fronte a Gesù saremo soli CON LA NOSTRA COSCIENZA. L'aveva detto il parroco/vescovo/papa” non sarà una scusa valida, di fronte al tribunale divino.


Santa Madre,

proteggici dai lupi in veste di agnelli, pastori infedeli del gregge di tuo Figlio.

Ma soprattutto

proteggi i sacerdoti fedeli 

dai loro confratelli sedotti dal demonio.




mercoledì 27 luglio 2016

Soldato di Cristo

Ripubblico dal giornale della Folgore. Speriamo che ci siano ancora tanti cattolici fra i nostri soldati: ce ne sarà bisogno, quando i russi ci invaderanno.

Emblematica la chiusura.

Concludo in questi giorni 8 anni e mezzo di comando interforze, iniziati quando nel 2004 mi venne concesso il privilegio di essere il primo Comandante del COFS, uno strumento che ci rende oggi titolari di nuove capacità che sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano guardare.
Ma oggi è del COI e a voi del COI che voglio parlare e degli intensi 4 anni e mezzo che con voi vi ho trascorso.

Penso alle mille pianificazioni sull’Afghanistan, una terra nella quale l’Italia non è un dettaglio grazie al prolungato impiego delle nostre unità al fianco del Governo afghano, impegnato in una dura guerra contro un nemico non ancora sconfitto ed anzi oggi presente, sotto altre forme, fino in Nord Africa e nel Vicino Oriente, dove continuiamo a svolgere (in Libano, Irak e Kuwait) attività fondamentali per i nostri interessi e la nostra dignità nazionale.
Penso alle missioni negli angoli più delicati del nostro spicchio di mondo, come nella RCA, nel Mali, a Gibuti e nell’indimenticabile e sfortunatissima Somalia, un Paese che continua a guardare con grande fiducia all’Italia. Evidentemente l’Italia che era laggiù fino alla prima metà del secolo scorso ha lasciato un ricordo tutt’altro che negativo.
Penso alla perdurante attività di nostre unità in aree critiche come i Balcani, resi instabili da una parcellizzazione che li espone ora a minacce difficili come quella dei foreign fighters e penose come quella della migrazione dalla penisola anatolica; e a proposito di migrazione penso allo sforzo prodotto per l’operazione EUNAVFOR MED alla quale il COI assicura le risorse umane ed info-infrastrutturali fondamentali della componente di Comando e controllo a livello strategico.
Non posso dimenticare, inoltre, gli eventi drammatici che in quei contesti hanno portato alla morte o al ferimento di molti nostri soldati (e per rimanere tra i soldati, permettetemi di ricordare il Gen.Calligaris caduto mentre addestrava giovani piloti a compiere quello che viene spesso loro richiesto in operazioni).

Abbiamo percorso molta strada insieme, pianificando e ripianificando, organizzando e riorganizzando, dando ordini e contrordini, cercando sempre di smarcarci dal ruolo di meri produttori di carte scritte e sforzandoci di fare il meglio e il giusto per le nostre unità in operazioni.
Abbiamo inoltre trasformato radicalmente il COI per adeguarlo al nuovo ritmo operativo e siamo certi che, per quanto non compiutamente percepita dall’esterno, questa trasformazione consegni all’Italia uno strumento di Comando e Controllo interforze vero, qualcosa di molto diverso da una pur importante appendice dello SMD, periferica ed inesauribile produttrice di schede ed appunti. Voi sapete di cosa sto parlando!
Consapevole dei miei personali limiti, vi confesso di essere spesso rimasto ammirato dalla vostra tempra di ottimi incassatori e da quello che sapete fare. Siete veramente bravi!
Ma il COI è uno strumento sul quale si deve investire ancora se si vuol governare un futuro che sarà sempre più complesso, come emerge chiaramente dalle cronache tragiche che ci travolgono quotidianamente dagli schermi dei nostri televisori.
Sarà, infatti, un futuro nel quale la storia sarà tornata in movimento e che non ci vedrà semplicemente minacciati da qualche organizzazione malavitosa, una di quelle che piacciono così tanto al nostro pubblico, evidentemente convinto da qualche bugiardo che non ci vuole bene, in Italia e all’estero, che si tratta di una nostra caratteristica sociale, genetica, da sbandierare con masochistica fierezza, come i moncherini del mendicante, e da fronteggiare semplicemente con qualche altro tomo di buone leggi e con una adeguata disponibilità di tutori delle stesse; e da celebrare con una bella fiction e con qualche succoso approfondimento da talk show.
Al contrario, si affaccia un’epoca nella quale dovremo tornare a guardare il mondo che rotola fuori dai confini di casa nostra con meno spocchia e maggiore rispetto, chiedendoci seriamente quale ruolo possiamo e dobbiamo avere là fuori.
Chissà che questo tuffo nella vera realtà non contribuisca a dare vigore alla nostra autostima, restituendo onore a quella forma di libertà, la sovranità nazionale, che è la ragione vera del nostro giuramento e della quale i Soldati sono da sempre i sommi sacerdoti. Chi li ignora, li disprezza o li combatte non lo fa a caso: sa benissimo a cosa fanno scudo!
Per questo, voglio esprimere tutta la mia sincera ammirazione ai giovani che hanno scelto la nostra impegnativa strada, perché so che a loro toccheranno prove che a quelli della mia generazione sono state risparmiate; …e questo, inoltre, senza poter neppure lucrare quell’affetto che una fetta della nostra società molto ben rappresentata ai piani alti parrebbe riservare solo agli illuminati sbriciolatori di Madonnine, agli indignados anti-tutto, ai non-violenti pestatori di poliziotti e ai mai sazi inventori di nuovi incredibili diritti.
Per quel che vi riguarda, marcate la differenza! Abbracciate ancor più forte i vostri doveri e lasciateglielo pure il loro affetto!
Ma oggi concludo anche il mio servizio attivo, e quindi spero che mi perdonerete se azzardo un brevissimo bilancio personale.
L’Italia alla quale volevo dedicare i miei entusiasmi, all’ingresso in Accademia 44 anni fa, era ormai diventata moderna, democratica, non violenta, moderata e solidale (ora è anche vegana).
Innamorata del presente, in trepida attesa del futuro e dimentica del passato, a farsi difendere non ci pensava proprio, visto che le avevano detto che era iniziata un’epoca di peace and love forever grazie a qualche tratto di autorevole penna che relegava le Forze Armate al ruolo di fastidiosa ed inutile necessità, resa obbligatoria solo dalla logica delle alleanze.
Ciononostante, non mi fu troppo difficile conferire un senso profondo alla mia vita di giovane soldato di mestiere investendomi almeno dell’ingenuo compito di affermare e difendere un’orgogliosa diversità rispetto al resto del mondo. Era una diversità di lingua, la più bella, di arte, la più luminosa, di religione, la più vera, di storia, la più nobile, e di famiglia, la più sana, solida e prolifica.
Temo che da allora sia cambiato qualcosa.
In ragione di questa autoinvestitura, in ogni caso, sono sempre stato più che appagato della mia scelta di vita. Grazie al mio “lavoro”, infatti, non ho mai avuto difficoltà ad individuare robuste tracce di quella che doveva essere la vecchia educazione, anche la vecchia grandezza, nel comportamento sobrio, umano, disciplinato e coraggioso dei nostri soldati, benché spesso occultato dietro un velo di troppi appellativi ed acronimi stranieri, di troppe gestualità e sonorità rock, pop, rap, di troppi berrettini e civetterie da contractor. Insomma, resto convinto che sotto una fastidiosa patina di provinciale esterofilia continuino in essi a pulsare i soldati italiani di sempre, espressione virile di un paese che può, solo grazie a loro, considerarsi Patria.
Non è quindi per un rituale artifizio retorico da praticare almeno una volta in occasioni come questa, che concludo dicendomi in debito con le Forze Armate, capaci di riempire la mia vita come nessun’altra istituzione avrebbe potuto fare.
L’hanno riempita, fin dal mio lontano tenentato al Col Moschin, iniziandomi alla ricerca ostinata – spesso coronata da successo – di modi sempre più innovativi ed entusiasmanti per rompermi l’osso del collo, in buona compagnia ovviamente.
L’hanno riempita facendomi essere della Folgore, una magnifica realtá costantemente impegnata per l’Italia e impregnata di Italia che, proprio per questo, può da sempre vantare il sordo rancore di chi, nel nostro paese, non potrà mai smettere di odiare quello che essa rappresenta. E’ anche storia di questi giorni.
L’hanno riempita, infine, lasciandomi coltivare un ostinato orgoglio di soldato italiano, italiano tutt’altro che pentito, quando correttezza politica non avrebbe potuto tollerare altro che l’invidiuzza rassegnata di un moderno ed evoluto marmittoncello da discoteca, entusiasta della sua ovvia e globalizzata subordinazione ai nazionalismi altrui.
Concludo il mio servizio attivo, quindi, ma non il Bonum Certamen al quale sono stato avviato dai miei genitori e dai racconti di mio padre, maestro elementare e soprattutto orgoglioso folgorino in AS e “non collaboratore” a lungo ingabbiato al “305”, il durissimo campo di concentramento inglese in Egitto.
Orfano di guerra della 1^GM, all’atto del secondo conflitto mondiale si era arruolato volontario, sull’esempio del padre contadino di Quattro Castella che vent’anni prima, con 4 figli all’attivo e 1, lui, in arrivo, non si era sottratto al richiamo che l’avrebbe portato alla morte.
Che forza seduttiva aveva l’Italia su quelle anime semplici! Riflettiamo, quando siamo tentati di vituperarla a causa della sua spesso disarmante rappresentazione odierna.
Ringrazio quei miei Comandanti che, con la forza del loro esempio e dei loro cazziatoni, mi hanno fatto andare quando volevo stare e stare quando volevo andare: hanno avuto ragione. Soprattutto, ringrazio i paracadutisti, gli arditi, i soldati di tutte le Forze Armate che hanno dato gambe alla marcia della mia vita.
All’Amm.Cavo Dragone, nei cui confronti comincio a nutrire sentimenti di amichevole e sincera invidia nel saperlo meritevole destinatario da oggi dello stesso orgoglio che fino a poche ore fa sentivo mio, auguro ogni fortuna, nella certezza che il suo periodo alla vostra testa sarà “grande”.
Infine, ringrazio la mia famiglia e soprattutto la mia metà, mia moglie Caterina, per il supporto, spesso rassegnato, che mi ha assicurato in questi decenni. Sta a me, da adesso, fare in modo che l’estraneo che nei giorni a venire sorprenderete a notte fonda in pigiama intento a saccheggiarvi il frigorifero sappia meritare qualcosa di più della vostra imbarazzata sopportazione.

lunedì 20 giugno 2016

Messe Tridentine – Valdarno / Lucca / Pistoia /Prato



Ecco un elenco delle Messe tridentine nella nostra zona, con le relative fonti.

"A grande richiesta", come si suol dire.

20160628 - Aggiornato con Prato.

Bientina

Chiesa di San Domenico, piazzetta dei Portici
ogni sabato: ore 18,30
preceduta dalla recita del S. Rosario
Per informazioni: coetusjr@gmail.com

Firenze

Chiesa di San Francesco Poverino - Piazza Santissima Annunziata Ogni Domenica e festa di precetto, ore 10:00 Per informazioni: tei. 055 600804 - dante.pastorelli@virgilio.it

Chiesa parrocchiale di San Salvatore in Ognissanti, Borgo Ognissanti, 42 Frati Francescani dell'Immacolata Tutte le Domeniche e feste di precetto: ore 12:00 Per informazioni: 055 2398700

Chiesa dei Santi Michele e Gaetano, piazza Antinori Ogni Domenica, ore 11:30 Per informazioni: 055 - 8309622 / 8363068 - info@icrsp.com

Lucca

Chiesa dei Padri Cappuccini, Monte S. Quirico (Via della Chiesa), ogni domenica ore 8.30

Pisa

Chiesa di Sant'Apollonia
via Sant'Apollonia (dietro piazza dei Cavalieri)
Tutti i sabati: S. Messa ore 18,00
S. Rosario ore 17:40
Informazioni: comitatopisanosanpiov@gmail.com

Pistoia

Parrocchia di San Pantaleo all'Ombrone - Diocesi di Pistoia
Via San Pantaleo, 2
51100 Pistoia
Telefono 0573 571679
Cellulare 333 1410321
Sito internet: www.sanpantaleo.org
E-mail: parrocchia@sanpantaleo.org


Prato

1.  Prato : Chiesa parr. dello Spirito Santo, via Silvestri 21 - Domeniche e feste di precetto: ore 17,00 - Per informazioni 0574-28137

2.  Prato :  Chiesa di Santa Cristina a  Pimonte, via della chiesa di Santa Cristina a Pimonte n.2 - Ogni Domenica e festivi alle ore 10,00. Congregazione  dell'Oratorio di San Filippo Neri \u2013 Per informazioni Tel.: 0574595392 -

3.  Prato fraz. Paperino : Chiesa parr. San Martino, piazza della Chiesa 4 - Prima Domenica del mese: ore 16,00 - Per informazioni 0574-540120



Fonti